Come abbiamo visto in precedenza, parlando dell’invenzione della camera obscura e del foro stenopeico, l’immagine generata da un fascio di luce che passa attraverso una fessura è tanto più nitida quanto più la fessura è stretta. Quindi, la possibilità di poter gestire in modo creativo la nitidezza delle immagini, attraverso l’inserimento negli obiettivi del diaframma, è un fattore che riveste una ghrande importanza per il fotografo, dal punto di vista espressivo.  Come abbiamo già potuto constatare, l’intervento del fotografo sul diaframma permette di controllare contemporaneamente: profondità di campoesposizionenitidezza dell’immagine.

disco rotante con diaframmi (fonte: http://www.brera.mi.astro.it/)

I primi diaframmi inseriti nelle fotocamere erano dei dischi di metallo sui quali erano praticati dei fori a diametro variabile.  Successivamente, il diaframma, inserito tra le lenti dell’obiettivo, è stato costruito da una serie di lamelle a iride, che possono essere chiuse o aperte per regolare il flusso luminoso che passa attraverso l’obiettivo. Quando si chiude il diaframma si altera l’apertura dell’obiettivo alla luce, in quanto si riduce il diametro del foro attraverso il quale la luce viene focalizzata sul piano focale. La luminosità di un obiettivo è quella che corrisponde alla massima apertura del diaframma.

Esempi di apertura del diaframma in una fotocamera (Di Allophos - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24649289).

Dove possibile, il diaframma più essere controllato in modo manuale (azionato mediante la rotazione di una ghiera, di norma posta sull’obiettivo) o in modo automatico (attraverso il software di controllo della fotocamera).

Sulla ghiera o nel mirino ad ogni apertura di diaframma corrisponde un numero di apertura, espresso come valori “f/“. Viene, in pratica, adoperato il criterio già descritto per definire la luminosità di una lente. In altre parole, il diaframma impostato viene indicato dal rapporto tra lunghezza focale e diametro corrispondente al diaframma impostato. Così, un diaframma f/4 indica che il foro del diaframma è compreso 4 volte nella lunghezza focale (foro piccolo), mentre f/2 indica che vi è compreso solo 2 volte (foro grande).

La scala dei diaframmi è unificata a livello internazionale e viene espressa da una serie di numeri che parte da 1 = diaframma uguale alla lunghezza focale (anche se esistono obiettivi con luminosità più elevata di f/1) e procede con valori che via via corrispondono alla metà della quantità di luce trasmessa:

La scala di apertura del diaframma è espressa convenzionalmente con i simboli f/n, dove n segue la progressione geometrica 1 – 1,4 – 2 – 2,8 – 4 – 5,6 – 8 – 11 – 16 – 22 – 32 – 45 – 64, secondo il fattore di moltiplicazione 


Profondità di campo

In fotografia, la profondità di campo nitido o semplicemente profondità di campo (abbreviato in PdC o DoF dall’inglese Depth of Field) è la distanza di campo, davanti e dietro al soggetto principale, in cui l’immagine appare nitida (a fuoco). Per ogni impostazione dell’obiettivo, c’è un’unica distanza a cui gli oggetti appaiono perfettamente a fuoco; la nitidezza diminuisce gradualmente in avanti (verso il fotografo) e indietro (in direzione opposta), a partire dal punto di messa a fuoco. Per motivi legati all’angolo di incidenza dei raggi luminosi, la PdC è sempre più estesa dietro il punto di messa a fuoco che davanti; più precisamente, il punto di messa a fuoco si trova grosso modo a un terzo della PdC, verso il fotografo. Un punto al di fuori del campo nitido (sfocato) produce sulla pellicola un circolo di confusione, il cui diametro cresce man mano che ci si allontana dalla zona di massima nitidezza.

 

Profondità di campo. Tanto più chiuso è il diaframma di un obiettivo, tanto più è estesa la zona di nitidezza della scena che si sta riprendendo.

Ci sono molti fattori che incidono sulla profondità di campo in uno scatto. I più importanti sono la lunghezza focale dell’obiettivola distanza di messa a fuoco (distanza del soggetto dal piano focale), e l’apertura del diaframma.

La lunghezza focale influisce in maniera inversamente proporzionale sulla PdC. Infatti, più ampia è la lunghezza focale, tanto più la PdC si restringe, come accade con i teleobiettivi. Allo stesso modo, i grandangoli, dotati di brevi lunghezze focali, sono normalmente dotati una una naturale ampia PdC. E’ chiaro che cambiando obiettivo, cambiano contestualmente, anche un’altra serie di parametri quali ad esempio l’ingrandimento. Si consideri, ad esempio, un fotografo che usa una focale a 200 mm per riprendere un uccello a 5 m di distanza. Con un’apertura di diaframma di f/2,8, la PdC risulta essere di 10 cm. Se lo stesso fotografo cambiasse obiettivo passando a un 50 mm sempre con diaframma f/2,8, la PdC passerebbe a 1.74 m. Tuttavia, se il fotografo volesse ricomporre l’immagine in modo che l’uccello abbia il medesimo ingrandimento di prima nel fotogramma, con il 50 mm f/2,8 dovrebbe avvicinarsi al soggetto fino a una distanza di 1,25 m. A questo punto, la PdC tornerebbe a essere esattamente come prima, ovvero 10 cm, a meno che non decida di cambiare il diaframma ed impostarlo a f/16, ottenendo  una PdC pari a 0,63 m. La stessa PdC che si otterrebbe con il 200 mm a 5 m di distanza con diaframma f/16. A parità di tutti tutti glia altri parametri, la messa a fuoco di un soggetto lontano produce una maggiore PdC rispetto a quella di un soggetto vicino.

Considerando che la PdC è tanto maggiore quanto più il soggetto, allontana dal piano focale, esiste una data distanza tale che la PdC si estende fino ad infinito. Tale distanza corrisponde alla distanza iperfocale.   Quando il punto a fuoco coincide con l’iperfocale, si raggiunge la massima PdC possibile, che si estende in lontananza fino all’infinito e, verso il fotografo, fino a metà dell’iperfocale. Se il punto di fuoco oltrepassa l’iperfocale, la PdC diminuisce, poiché, pur continuando essa a estendersi in lontananza all’infinito, la distanza del più vicino oggetto a fuoco dalla macchina aumenta.

Maggiori aperture del diaframma corrispondono a minori PdC, e viceversa. Nella maggior parte dei casi, gli obiettivi danno risultati ottimali ad aperture intermedie al loro range di diaframmi.

Per chi volesse utilizzare sul proprio smartphone o tablet applicativi in grado di calcolare, per il proprio corredo fotografico e per le condizioni di scatto, l’estensione della PdC o iperfocale, vi propongo alcuni software gratuiti:

 

ANDROID

IOS

DoF Calc

 

Simple DoF Calculator

Dennis van den Berg

DOF Calculator

 

Digital DoF

Di Indie Film Gear LLC

 

HyperFocal Pro

 

Easy DoF

By Vladimir Grablev

 

 

 

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