Il flash

Spesso, fotografando, ci troviamo nella condizione di necessitare di una luce ausiliaria. Ad esempio, abbiamo bisogno di più luce per far si che il tempo di otturazione sia abbastanza breve da permetterci di scattare a mano libera senza che l’immagine risulti mossa o, talvolta, abbiamo la necessità di chiudere il diaframma per poter ottenere una maggiore profondità di campo. Nel caso in cui strumenti di emergenza, come pannelli riflettenti, non siano sufficienti a garantire una adeguata illuminazione della scena, lo strumento ideale al quale affidarsi è il flash o lampeggiatore: esso è un apparecchio in grado di emettere lampi di luce per un breve periodo di tempo, in sincronia con l’apertura dell’otturatore di una macchina fotografica.  Ne esistono di vari tipi, forme e funzioni. Ce ne sono di automatici o manuali. Ma ciò che li differenzia realmente l’uno dall’altro, in termini puramente tecnici è la loro potenza.

Questi apparecchi emettono un lampo di luce morto breve (nell’ordine di circa 1/1.000 – 1/50.000 di secondo) e di potenza variabile a seconda delle dimensioni del condensatore elettronico in essi montato. La potenza è espressa in Watt/secondo (1Ws = 1 Joule = 60 x 60 = 3600 Wh). Si tenga presente ad ogni modo che la potenza nominale di un flash è normalmente inferiore alla sua potenza effettiva. Ad ogni lampo l’energiaelettrica racchiusa nel condensatore si scarica nell’ampolla. Dopo il lampo, quindi, il circuito del flash ha bisogno di un certo tempo per ricaricare completamente il condensatore. Questo tempo, comunemente definito come intervallo di ricarica, dipende in buona parte dalla capacità del condensatore (e quindi dalla potenza del lampo) e in altra percentuale dall’energia erogata dall’alimentazione. Il tempo di ricarica dipende poi in larghissima misura dallo stato dell’alimentazione. Ovviamente, quando l’alimentazione (batterie o accumulatori) è è carica quasi completamente l’intervallo è più breve di quando l’alimentazione sta esaurendosi. Così se tra i primi lampi si ha sempre un intervallo di ricarica che coincide grosso modo con le dichiarazioni dei fabbricanti, man mano che si utilizza il lampeggiatore l’intervallo tende ad allungarsi.

Flash Speedlite 550EX, Canon Inc.

La potenza del fascio di luce emessa è anche dipendente dall’ampiezza del cono di luce che viene prodotto. Tanto maggiore sarà l’angolo del cono di luce, tanto minore sarà la sua potenza e, di conseguenza, la sua capacita di coprire una distanza maggiore. Si tenga conto, ad ogni modo, che i flash utilizzati normalmente, anche i più potenti, non sono in grado di illuminare adeguatamente soggetti molto distanti. Il limite da considerare è di un massimo di una decina di metri. L’unità di misura della potenza del flash che ci permette di poter calcolare la copertura efficace del fascio di luce da esso prodotto è il Numero Guida (NG). Esso indica, per definizione, il valore numerico del diaframma da utilizzare per esporre correttamente un soggetto posto ad un metro di distanza dal lampeggiatore, impostando una sensibilità di 100 ISO:

NG = d X f

dove: NG indica il numero guida; d per la distanza tra il lampo e il soggetto ed f  il valore del diaframma. Questo valore è di norma reso noto dal produttore del flash. Tanto più il valore del NG è elevato, tanto più il flash è potente.Infatti, a parità di distanza e di sensibilità, sarà necessario utilizzare un diaframma più chiuso per esporre correttamente il soggetto. Si ricordi, comunque, che per definizione il numero guida deve essere sempre riferito alla sensibilità di 100 ISO.


Esempio pratico dell’utilizzo del NG

Si vuole fotografare una modella posta, secondo quando riportato dalla ghiera di messa a fuoco dell’obiettivo, a 3 metri di distanza dal piano focale. Si dispone di un flash con NG=24. Quale diaframma dovrà essere utilizzato per illuminare la modella?

Noti d = 3 ed ND = 24, si applica la formula: NG = d X f

dalla quale si ottiene che  f = NG / d = 24 / 3 = 8

soluzione:  Il valore del diaframma che dovrà essere utilizzato è f/8



Legge dell’inverso del quadrato – La linea rappresenta il flusso emanato dalla sorgente. Il numero totale di linee di campo dipende dalla sorgente ed è costante indipendentemente dalla distanza. Una maggior densità di linee di campo (linee per area/volume) significa un campo più forte. La densità di linee di flusso è inversamente proporzionale al quadrato della distanza dalla sorgente perché le superfici aumentano con quadrato delle lunghezze.

Dall’esercizio precedente risulta evidente che il lampeggiatore sottostà alla “legge del  inverso del quadrato“, relativa all’illuminazione. Essa diminuisce in proporzione al quadrato della distanza tra sorgente luminosa e soggetto. Raddoppiando la distanza lampeggiatore-soggetto, l’esposizione deve essere quadruplicata. E cosi è stato per l’esercizio considerato precedentemente: se a tre metri devo utilizzare un diaframma f/8, a sei metri (raddoppiando la distanza) devo utilizzare un diaframma f/4. La differenza tra diaframma f/8 e f/4 e due stop, ossia si raddoppia per due volte consecutive (quadruplica la dimensione del diaframma.

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