L'obiettivo

Obiettivo è un termine generico che descrive un dispositivo ottico in grado di concentrare i raggi luminosi per riprodurre un’immagine. È presente in molte apparecchiature ottiche: macchine fotografiche, binocoli, cannocchiali, telescopi, microscopi e altro. Può essere composto da una o più lenti, o gruppi di lenti, o da specchi concavi. Anche il cristallino dell’occhio è parte del sistema ottico dove il piano focale è rappresentato dalla retina.

Le caratteristiche degli obiettivi si racchiudono nei seguenti punti:

  • Lunghezza focale
  • Angolo di campo
  • Luminosità
  • Messa a fuoco

Lunghezza focale

In una lente convergente i raggi provenienti da un soggetto molto lontano (infinito) convergono in un punto. La distanza tra il centro della lente e il piano focale (piano su cui si forma l’immagine nitida del soggetto) è la lunghezza focale (o, più semplicemente, focale) di quella lente. Nella realtà, ogni obiettivo fotografico è formato da un certo numero di lenti e non da una sola; tuttavia le considerazioni svolte in questa sede possono essere considerate valide anche per gli obiettivi reali, che pertanto schematizzeremo in una sola lente.

schema della lunghezza focale. I fasci di luce paralleli, che provengono da una fonte a distanza infinita, convergono in un punto comune detto piano focale.

La lunghezza focale determina la grandezza dell’immagine sulla pellicola (rapporto di riproduzione). Questo fattore determina due conseguenze importanti. La prima è che a parità di distanza soggetto-obiettivo, un obiettivo di focale lunga produce un’immagine più grande rispetto a un obiettivo di focale corta.

A parità di distanza dal soggetto, focali differenti conferiscono ingrandimenti differenti.

Diversamente, per mantenere fissa l’ingrandimento dell’immagine sulla pellicola al variare della lunghezza focale dell’obiettivo impiegato, dovremo variare la distanza da cui si riprende il soggetto, allontanandoci da esso con l’aumentare della lunghezza focale impiegata.

 

Per mantenere lo stesso ingrandimento, all’aumentare della focale è necessario aumentare proporzionalmente la distanza dal soggetto.

Angolo di campo

Per lunghezza focale standard (o lunghezza focale normale) si intende quella all’incirca uguale alla diagonale del fotogramma impiegato. Ad esempio, nel formato 24×36 mm (diagonale = 43 mm) viene considerato normale un obiettivo di 50 mm di lunghezza focale.

la focale normale di un formato corrisponde alla dimensione della diagonale del formato stesso.

Fissiamo pertanto la nostra attenzione su uno dei formati più diffusi, ossia il 24×36 mm (dimensioni del fotogramma), detto anche 35 mm (dalla larghezza della pellicola perforata); in tale formato l’obiettivo normale ha una lunghezza focale di 50 mm e ricopre la diagonale del fotogramma. Da semplici considerazioni geometriche si ricava che l’angolo di campo, in questo caso, è circa di 46°.

schema di classificazione degli obiettivi fotografici in base alla lunghezza focale.

Luminosità

La luminosità (o apertura relativa) è l’indicazione della quantità di luce che l’obiettivo lascia passare e corrisponde, normalmente, all’apertura massima di diaframma. Generalmente, infatti, quando non specificato, la luminosità di un’ottica coincide con il diaframma più grande presente.

schema del significato della luminosità di un obiettivo.

La luminosità di un obiettivo dipende dalla lunghezza focale (più è lungo maggiore sarà la quantità di luce assorbita) e dalla grandezza della lente frontale (più è grande, maggiore sarà la quantità di luce che può entrare). Il calcolo della luminosità di un’ottica è infatti dato dal diametro della lente frontale diviso la focale. E’ per questo motivo che si parla di apertura relativa, in quanto la luminosità è data dalla relazione tra questi due fattori. Questo spiega perché le ottiche molto luminose hanno delle lenti frontali sproporzionate rispetto le altre dell’obiettivo.

I vantaggi delle ottiche più luminose (rapporto 1:1,2 , 1:1,4, 1:1,8 ecc.) sono evidenti, a parità di pellicola permettono tempi di esposizione brevi, ed a volte di fotografare a mano libera in condizione di luce proibitiva; di contro (oltre ad un costo molto elevato) possono essere (alla massima apertura di diaframma) leggermente meno nitidi.

Messa a fuoco

Tutti gli obiettivi hanno una distanza di messa a fuoco minima ed una massima. Mentre tutti (per i ‘micro’ non e’ sempre vero) mettono a fuoco correttamente fino all’infinito (punto oltre il quale tutto e’ a fuoco), la minima varia secondo il tipo di ottica ed il tipo di costruzione. In genere è inversamente proporzionale alla lunghezza focale.

Esistono ottiche speciali in grado di mettere a fuoco soggetti fino a 20 cm denominati ‘micro’ ed usati per scopi scientifici o naturalistici; altri, che permettono messe a fuoco minime con obiettivi di diverse lunghezze focali, vengono definiti (dai costruttori) ‘macro’ e sono in genere ottiche non specialistiche caratterizzate, però, da una buona versatilità.

La messa a fuoco,a seconda dell’obiettivo, può essere manuale e quindi effettuata attraverso una apposita ghiera sulla quale è normalmente riportata la scala delle distanze di messa a fuoco in metri e piedi. Altrimenti può essere effettuata in modalità automatica. Il motorino che garantisce l’automazione della messa a fuoco può essere presente all’interno della fotocamera o anche all’interno del singolo obiettivo. In quest’ultimo caso le lenti risultano essere maggiormente costose.

Al centro del mirino delle vecchie reflex è presente lo stigmometro, un prisma che spezza in due l’immagine non perfettamente a fuoco. E’ un efficace strumento per l’esatta determinazione della messa a fuoco dell’immagine che si sta inquadrando.

E’ costituito da una lente cilindrica che provvede a spezzare l’immagine contenuta nel mirino della fotocamera, quando il soggetto non è a fuoco.

Gli obiettivi auto-focus possono essere ingannati da alcuni tipi di soggetti che diventano quindi difficilmente fotografabili. L’automatismo di messa a fuoco può andare in crisi in diverse situazioni. Nel primo caso riportato in figura vengono a fuoco le sbarre in primo piano invece del leone; in altri casi l’andamento a linee verticali regolari o l’assenza di particolari al centro dell’inquadratura impediscono una corretta messa a fuoco automatica.

possibili situazioni in cui l’autofocus può non funzionare correttamente.

In molti apparecchi si può fare una messa a fuoco accurata utilizzando la zona centrale del mirino; la pressione parziale del pulsante di scatto attiva il blocco della messa a fuoco in quel punto e consente di effettuare l’inquadratura desiderata, con la certezza che il piano di messa a fuoco è nella posizione voluta.

in basso a sinistra il pulsante per il blocco dell’esposizione e della messa a fuoco in una fotocamera Nikon.

Negli apparecchi più perfezionati l’automatismo di messa a fuoco può funzionare anche nel buio completo, grazie all’emissione di un raggio luminoso che permette il perfetto funzionamento del dispositivo. La messa a fuoco automatica può essere anche di tipo a previsione: i circuiti di controllo riescono a tenere perfettamente a fuoco un soggetto in rapido movimento, continuando a seguirlo anche nell’intervallo di tempo che intercorre tra la pressione del pulsante di scatto e la partenza dell’otturatore.


Obiettivi normali

Come si è già visto all’inizio di questa sezione, i principali parametri che caratterizzano un obiettivo sono la lunghezza focale, l’angolo di campo e la luminosità. Si è anche visto che essi sono legati al formato della pellicola, ossia al tipo di macchina fotografica su cui l’obiettivo viene montato. Per fissare le idee, supporremo di avere a che fare col tipo di apparecchio più diffuso, la reflex 35 mm ad ottiche intercambiabili; il fotogramma misura 24×36 mm (35 mm e 24×36 mm sono due modi diversi per indicare il medesimo formato di pellicola; 35 esprime la larghezza della pellicola perforata, mentre 24×36 sono le dimensioni del fotogramma).

obiettivo 50 mm Canon f/1.8, per formato 135.

Viene considerato obiettivo normale di un certo formato di pellicola quello che ha una lunghezza focale all’incirca uguale alla diagonale del fotogramma. Per tradizione, l’obiettivo normale del 24×36 mm ha una lunghezza focale di 50 mm, a cui corrisponde un angolo di campo di 46 gradi. La “normalità” risiede nel fatto che con questo obiettivo si ottiene una sensazione prospettica simile a quella dell’occhio umano.

Formato

Dim. fotogramma

Diagonale fotogramma

Lunghezza focale

9.5 mm Minox

8 × 11 mm

13.6 mm

15 mm

APS C

16.7 × 25.1 mm

30.1 mm

28 mm, 35 mm

135, 35 mm

24 × 36 mm

43.3 mm

45 mm, 50 mm

120/220, 6 × 4.5 (645)

56 × 42 mm

71.8 mm

75 mm

120/220, 6 × 6

56 × 56 mm

79.2 mm

80 mm

120/220, 6 × 7

56 × 68 mm

88.1 mm

90 mm

120/220, 6 × 9

56 × 84 mm

101.0 mm

105 mm

120/220, 6 × 12

56 × 112 mm

125.0 mm

120 mm

formato grande 4 × 5

96 × 120 mm

153.7 mm

150 mm

formato grande 5 × 7

120 × 170 mm

208.0 mm

210 mm

formato grande 8 × 10

194 × 245 mm

312.5 mm

300 mm

L’obiettivo normale spesso viene offerto come standard all’acquisto del corpo macchina; la prospettiva e l’ampiezza di scena naturali lo rende adatto per fotografare in numerose occasioni. Questo tipo di obiettivo generalmente ha peso ed ingombro limitati, oltre a prezzi moderati e luminosità elevate.

Bokeh (Background Blur) di un obiettivo 50 mm con diaframma a 5 lamelle.

In linea generale, la qualità di un obiettivo dipende da numerosi fattori. Spesso c’è la necessità di fotografare in ambienti poco illuminati, dove torna comodo un obiettivo molto luminoso; tuttavia ad una elevata luminosità corrispondono certamente un ingombro, un peso e un prezzo maggiori, mentre la qualità è probabilmente più bassa. Uno dei parametri più importanti è rappresentato dalla incisività, ossia dalla capacità di un obiettivo di riprodurre con elevata definizione e nitidezza anche i dettagli più piccoli; una stampa o una proiezione di diapositiva sarà tanto più nitida quanto più inciso è l’obiettivo. A questo proposito c’è da dire che nel caso dei ritratti si cerca una certa morbidezza dell’immagine, ottenuta con filtri aggiuntivi o con obiettivi particolari.

Altri parametri che concorrono a determinare la qualità di un’ottica sono lo schema ottico, il numero delle lenti, le aberrazioni geometriche e cromatiche, la resa cromatica, la vignettatura, l’uniformità delle prestazioni al centro e ai bordi del fotogramma, e così via. In genere il fotografo esigente ed informato effettua la scelta della marca di macchina fotografica in funzione della qualità degli obiettivi che essa mette a disposizione.

schema ottico

In molte situazioni l’obiettivo normale non è sufficiente. Infatti, esso offre un angolo di campo a volto particolarmente ristretto o perché costringe ad avvicinarsi troppo al soggetto. In questi casi si ricorre alla sostituzione dell’obiettivo con uno di lunghezza focale differente.


Obiettivi grandangolari

Un obiettivo grandangolare ha una lunghezza focale più corta di un obiettivo normale e, quindi, offre un angolo di campo più ampio. Per questo motivo le immagini prodotte da un grandangolo hanno un ingrandimento più basso del naturale, restituendo la sensazione di una scena molto vasta.

Il grandangolo è utile per fotografare sia in interni che in esterni. Nel primo caso serve per riprendere, nella loro totalità, ambienti molto ristretti; nel secondo, per foto di architetturepanorami o scene di vita vissute in maniera molto diretta e coinvolgente: spesso è ciò che avviene nei reportage giornalistici. Come si vede, la lunghezza focale, in molti casi, predispone ed aiuta ad esprimere diverse sensazioni e stati d’animo.

È importante notare che a parità di distanza dal soggetto, la prospettiva non cambia al cambiare della lunghezza focale dell’obiettivo; se si rimane fermi nella stessa posizione e si fanno tre fotografie (rispettivamente con un grandangolo, un’obiettivo normale ed un tele), si ha esattamente la stessa prospettiva; a cambiare è l’ampiezza del campo inquadrato, che si restringe al crescere della lunghezza focale. Questo aspetto verrà esaminato in dettaglio parlando di inquadratura e composizione.

Scena di montagna (Cimolais) (HDR, focale=35 mm)

Rispetto all’obiettivo normale, un grandangolo offre una maggiore profondità di campo, a parità di diaframma e messa a fuoco; la sfocatura spesso diventa praticamente impossibile. Il rimpicciolimento dei particolari e il loro maggior numero all’interno del fotogramma possono creare dei problemi di composizione, per cui ogni inquadratura va studiata con attenzione, per evitare che essa appaia confusa e di difficile lettura. Un vantaggio degli obiettivi grandangolari risiede nella loro minore sensibilità alle vibrazioni della fotocamera al momento dello scatto, per cui è più difficile ottenere immagini mosse.

Il grandangolare, se viene usato con intelligenza, senso estetico ed occhio attento, si presta alla realizzazione di immagini spettacolari e molto espressive: primi piani ingranditi rispetto allo sfondo, grande profondità della scena, notevole senso di rilievo. Una controindicazione, invece, spesso esteticamente negativa, è la caratteristica distorsione delle linee cadenti, in particolar modo dovuta alla qualità dell’ottica utilizzata, che si hanno quando le linee verticali convergono fortemente, invece di mantenersi parallele tra di loro; per ridurle al minimo bisogna evitare di inclinare la macchina fotografica verso l’alto o verso il basso. Queste considerazioni assumono grande importanza specialmente nelle fotografie di architettura, in cui, questo difetto viene ovviato con l’utilizzo degli obiettivi basculanti e decentrabili (tilt and shift).

Foto scattata con un obiettivo grandangolare basculante e decentrabile. Si notino le linee cadenti parallele (fonte).

Se si usa il grandangolare per fare ritratti, dato che ci si deve avvicinare molto al soggetto si ottiene una resa prospettica deformata, quanto più corta è la focale dell’obiettivo. Questa situazione è quindi da evitare, a meno che non ci sia una esplicita intenzione in tal senso da parte del fotografo: ogni regola esiste per essere violata! Anzi, molto spesso la bellezza e l’originalità di un’immagine può risiedere proprio nella rottura intenzionale dei canoni estetici universalmente accettati e rispettati.

Una particolare tipologia di grandangolo è il fish-eye (letteralmente: occhio di pesce), obiettivo di focale cortissima che arriva ad abbracciare ben 180 gradi o più di scena. La prospettiva da essi restituita è di tipo sferico, con linee molto distorte e fotogramma generalmente di forma circolare.


 Teleobiettivi

I teleobiettivi svolgono una funzione opposta a quella dei grandangolari: si usano per isolare una porzione della scena, avvicinandola e ingrandendola più di quanto non faccia un obiettivo normale: eleggere il particolare, eliminando ciò che lo circonda, spesso superfluo fotograficamente. I teleobiettivi tornano molto utili per fotografare soggetti lontani e difficilmente avvicinabili.

Al crescere della lunghezza focale del teleobiettivo, diminuisce l’angolo di campo e aumenta l’ingrandimento del soggetto sul fotogramma; di pari passo diminuisce la profondità di campo. Pertanto, per avere una zona a fuoco sufficientemente ampia, si deve chiudere il diaframma; questo però comporta l’allungamento del tempo di otturazione. Come si può notare, si tratta di trovare il giusto compromesso tra questi fattori. L’utilizzo dei teleobiettivi, per la loro fisiologica riduzione della luminosità, può rendere necessario aumentare la sensibilità o, addirittura, usare un treppiede, per evitare il mosso dovuto a tempi di posa non sufficientemente rapidi. Si tenga presente che l’ingrandimento della scena comporta una maggiore sensibilità alle vibrazioni della macchina fotografica. Per questo insieme di motivi è bene non esagerare con la lunghezza focale del teleobiettivo, almeno fino a che lo si desideri impiegare a mano libera. Proprio la particolare sensibilità degli obiettivi a lunga focale rend spesso necessario l’utilizzo, non solo del treppiedi e dello scatto flessibile (o remoto), ma anche il sollevamento manuale dello specchio prima di effettiare lo scatto, in modo da non trasferire le vibrazioni meccaniche dei dispositivi automatici alla ripresa.

Teleobiettivo. Per posizionare su un treppiedi una fotocamera che monta un teleobiettivo è preferibile montare il treppiedi direttamente all’obiettivo (in genere notevolmente pesante) per conferire maggiore stabilità al tutto.

Un’applicazione tipica di un teleobiettivo di media lunghezza focale (85-135 mm) è nei ritratti. Infatti, si riesce a mantenere una distanza adeguata (poco invasiva) dal soggetto, del quale, inoltre, se ne ottiene una prospettiva corretta sui lineamenti. Con un uso accorto del diaframma e della distanza di ripresa si riesce ad isolare il soggetto dal contorno, focalizzando l’attenzione sul volto, sulla mano od anche solo sulle labbra o un occhio, sfocando tutto il resto della scena, con la possibilità di creare immagini suggestive e personali. Altri impieghi tipici sono nello sport, nel paesaggio e nella caccia fotografica.

Un effetto caratteristico dei teleobiettivi è l’appiattimento prospettico della scena, con effetti di lontananza e profondità del tutto particolari, causato dall’appiattimento dei piani prospettici. In molti casi, quando si effettuano riprese a grande distanza, possono insorgere problemi di calo della nitidezza a causa delle stratificazioni dell’aria, fonte di velature o vere e proprie deformazioni dei contorni. Il fotografo creativo riesce spesso a sfruttare questi fattori apparentemente negativi, volgendoli a proprio vantaggio per realizzare immagini insolite e attraenti.

Infine i teleobiettivi trovano applicazione nella macrofotografia, per ottenere ingrandimenti non troppo esasperati, rimanendo, nel contempo, abbastanza distanti dal soggetto.

Un tipo particolare di teleobiettivo è quello a specchio o catadiottrico; la sua conformazione sfrutta la riflessione su due specchi interni, consentendo di realizzare lunghezze focali elevate (500-1000 mm) pur conservando dimensioni e pesi ridotti. In questi obiettivi in genere non è possibile regolare il diaframma (con due svantaggi: l’esposizione corretta si realizza soltanto ricorrendo al tempo di posa e non si può intervenire sulla profondità di campo). L’effetto della sfocatura è del tutto particolare e unico, in quanto i punti luminosi diventano a forma di piccoli anelli.

Negli usi normali, la lunghezza focale di un teleobiettivo non dovrebbe essere eccessiva, per ridurre al minimo i problemi appena visti; soltanto nelle applicazioni particolarmente esigenti (fotografia sportiva o caccia fotografica) si può pensare di adoperare teleobiettivi di lunghezza focale superiore a 200 mm.

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