La pellicola

La base della pellicola è costituita da un mezzo trasparente che funge supporto per l’emulsione fotosensibile. Nonostante i numerosi strati e rivestimenti  associati all’emulsione, la base della pellicola riveste la maggior parte dello spessore di una pellicola.

 

1. supporto della pellicola; 2. strato anti alone; 3. strato sensibile alla luce rossa; 4. strato sensibile alla luce verde; 5. filtro giallo; 6. strato sensibile alla luce blu; 7. filtro UV ; 8. strato protettivo; 9. luce visibile.

Storicamente ci sono stati utilizzati principalmente tre tipi di supporti: nitrato di cellulosa, acetato di cellulosa(diacetato di cellulosa, proprio nato-acetato di cellulosa, butirrato-acetato di cellulosa e triacetato di cellulosa), politelene-triftalato-poliestere (sotto il marchio della Kodak: ESTAR). I film a base di nitrato furono i primi supporti trasparenti flessibili plastificati disponibili commercialmente grazie alle evoluzioni tecnologiche sulla cellulosa raggiunte da John Carbutt, Hannibal Goodwin e Eastman Kodak intorno al 1880. Eastman fu il primo a fabbricare questo supporto per il pubblico commercio nel 1889.  Sfortunatamente, il nitrato presentava l’inconveniente di essere estremamente infiammabile e di decomporsi nel giro di poche decadi in un gas non meno infiammabile, lasciandi la pellicola appiccicosa al tatto. In questo modo la probabilità di autocombustione aumentava sempre più. Le proiezioni in cui si generavano incendi erano abbastanza comuni nelle prime decadi del cinema, laddove una pellicola veniva esposta a troppo calore, passando nel proiettore. La stessa combustione del nitrato di cellulosa produce ossigeno che alimenta maggiormente le fiamme, che risultano quindi molto difficili da estinguere.

Per quasi tutte le pellicole cinematografiche prima del 1952 fu utilizzata una base di nitrato di cellulosa, fino a quando la Kodak completò un programma quadriennale di conversione delle pellicole in pellicole in acetato. In realtà la Kodak cominciò a produrre pellicole sicure all’acetato nel 1910 nel formati di 22mm. L’acetato è sempre stato utilizzato per l’8mm ed il 16mm, poiché creato per il mercato amatoriale, ed in generale per la maggior parte dei formati inferiori al 35mm. L’acetato è anche l’unico supporto che sia stato utilizzato per le pellicole negative a colori. I film di acetato in seguito ad inteso riscaldamento non bruciano ma piuttosto si fondono. Altra caratteristica è che anche esse sono soggette a degradazione nel tempo.

 L’emulsione è formata da cristalli di bromuro  e cloruro d’argento (alogenuri d’argento), sospesi in gelatina e sensibili alla luce. Cosa avviene quando la pellicola viene esposta alla luce? Gli alogenuri d’argento subiscono un’alterazione chimica (una riduzione da Ag++ ad Ag0 – metallico) e si ottiene quella che viene chiamata immagine latente (non visibile). Successivamente, con lo sviluppo, sarà possibile la trasformazione completa dei cristalli d’argento in argento in metallico (i cristalli esposti alla luce si anneriscono in proporzione alla quantità di luce ricevuta) e a questo punto l’immagine è visibile ma non è ancora stabile (una successiva esposizione alla luce annerirebbe gli alogenuri non impressionati); il successivo fissaggio provvederà ad eliminare dall’emulsione i cristalli non impressionati.

Le pellicole possono distinguersi secondo i seguenti caratteri riferiti, in  realtà, all’emulsione sensibile che vi è stesa sopra:

 

  1. Sensibilità generale o rapidità
  2. Sensibilità cromatica
  3. Gradazione o contrasto
  4. Latitudine di posa
  5. Grana
  6. Potere risolvente
  7. Antialonicità
  8. Difetto di reciprocità

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